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Sana abitudine


È proprio vero che il mattino ha l'oro in bocca!

Stamattina ho accompagnato la nana grande a scuola e invece di tornare a casa mi sono fatta sedurre dal sole appena sorto e ho guidato fino al molo di S.Erasmo.

Senza un filo di trucco, vestita senza impegno.

Sola con me stessa.

Mi ha accolto un mare calmo di colore oro accecante come il cielo di questo mattino senza nuvole, il cicalino dei gabbiani e un silenzio che rende sacro questo luogo che da qualche anno vengo a trovare quando il mio cuore ha bisogno di trovare un po' di pace.

Mi siedo su una panchina, con le ginocchia strette dal mio abbraccio, a godermi questo spettacolo del mare dorato, mentre intorno a me i pescatori lanciano le loro lenze sperando di pescare qualcosa di promettente e uomini e donne, con indosso qualcosa di fluo, si allenano correndo, e mi arriva il profumo del caffè da un locale che ha appena aperto.

Mi sono regalata questo momento di pace, allontanando per un po' la pesantezza, fisica e mentale, dei giorni scorsi e di quelli che verranno, per prendere un attimo di respiro e rilassare la mia schiena fin troppo provata.

Sono trascorsi appena 20 minuti da quando sono qui.

Il silenzio di quando sono arrivata si dissolve all'improvviso. Sento la vita riprendere.

I traghetti e le barche sono appena partiti.

Un "buongiorno" in lontananza e voci sempre più vicine al posto in cui sono seduta.

Un ultimo saluto al mare con la promessa a me stessa di continuare la sana abitudine di venire qui, ed è giunto il momento di tornare.


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Sconzajocu

Sono sempre stata una persona molto razionale. Ho sempre lasciato andare tutto per come doveva, secondo uno schema che guidava l'ordine delle cose. In questo modo tutto era sotto controllo. Tutto era in equilibrio. Tutti erano contenti. Tutti...tranne me. Che mi compiacevo di questo ordine perfetto che tenevo sulla testa come fa un giocoliere con la sua palla, ma quando mi fermavo un attimo, la solitudine mi piegava in due e un senso di vuoto mi faceva precipitare. Poi inaspettata, una raffica di vento ha spalancato le finestre della mia anima. E nulla è stato più come prima. "Sei uno sconzajocu" ti ho detto stasera. "In assoluta buona fede" mi hai risposto. Ma forse la spiegazione di tutto è proprio questa: nella mia vita dovevi arrivare tu a rompere l'ordine che avevo imposto a tutte le cose.

Dove il cuore trova pace

C'è una casa In cui il tempo sembra fermarsi. Sguardi e mani si intrecciano E sentimenti leggeri volano in alto. C'è una casa che sfida il mare, Il cielo grigio, Il vento che sbatte. Ma nulla sembra la possa turbare. C'è una casa che entra in un sogno, Con una colazione sul balcone di fronte al mare  E sdraio a righe per parlare. È solo un sogno,  Ma è come se fosse reale. La mia casa È il tuo cuore, Dove mi sento accolta e amata. Le difese cadono e nuda resta la mia anima.

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Il dolore non ha forma ma riempie tutti gli spazi che trova dentro e fuori di me. Sono le lacrime che non so fermare, il mio cuore accartocciato e i muscoli che si appesantiscono e non mi reggono in piedi. Il dolore non ha colore. Non riesco ad associarlo a una tonalità precisa come il nero, il rosso, il blu né ad una sfumatura indefinita. È invisibile. Un niente torbido e vischioso che ti avvolge e non fa respirare. Il dolore non è qualcosa di materiale, che puoi toccare. Ma quando arriva ti fa un male cane, come se fosse una lama che ti taglia e fa sanguinare. Il dolore è muto, ma mi urla dentro disperatamente senza che nessuno lo possa ascoltare. Il dolore non ha misura perché nessuno potrà mai capire né tanto meno sapere quanto sia profondo quello che io realmente posso provare. Il mio grande dolore sei TU papà, che sei andato via in silenzio senza dirmi nulla, lasciandomi questo grande vuoto dentro che niente e nessuno potrà colmare MAI. A.