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Genere maschile singolare

Questa sera Ante@ e Mr. Big  si sono goduti una serata tranquilla senza la nanetta che li ha graziati addormentandosi prestissimo.
Curiosando su facebook, a un certo punto Ante@ si imbatte in una delle domande cruciali pubblicate da qualcuno sul proprio profilo: "Il primo regalo non si scorda mai! Vi ricordate quello che vi ha fatto vostro marito, fidanzato o spasimante?".

<Amore, qual'è stata la prima cosa che mi hai regalato?>>
<<···>>
<<Subito dopo esserci messi insieme, ti ho regalato il singolo di Elisa...esattamente per tuo compleanno! E Poi a Natale ti feci il quadro con la stampa di Kandisky - ho fatto impazzire la signora della galleria d'arte quando l'ho scelta! -  quella che poi appendesti nella tua stanza, ricordi?>>
<<···>>
<<Mmm...Proprio non mi viene in mente il primo regalo che mi hai fatto, Uff! Mi ricordo dal primo anno in poi,ma per il pregresso niente proprio!>>
<<...>>
<<Ma sei proprio sicuro sicuro di non ricordartelo?>>
<<Boh! Anteina, ma che razza di domande mi fai? Io sono un UOMO! Come posso ricordarmi del primo regalo che ti ho fatto!?!>>
<<!?!>



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Sconzajocu

Sono sempre stata una persona molto razionale. Ho sempre lasciato andare tutto per come doveva, secondo uno schema che guidava l'ordine delle cose. In questo modo tutto era sotto controllo. Tutto era in equilibrio. Tutti erano contenti. Tutti...tranne me. Che mi compiacevo di questo ordine perfetto che tenevo sulla testa come fa un giocoliere con la sua palla, ma quando mi fermavo un attimo, la solitudine mi piegava in due e un senso di vuoto mi faceva precipitare. Poi inaspettata, una raffica di vento ha spalancato le finestre della mia anima. E nulla è stato più come prima. "Sei uno sconzajocu" ti ho detto stasera. "In assoluta buona fede" mi hai risposto. Ma forse la spiegazione di tutto è proprio questa: nella mia vita dovevi arrivare tu a rompere l'ordine che avevo imposto a tutte le cose.

Dove il cuore trova pace

C'è una casa In cui il tempo sembra fermarsi. Sguardi e mani si intrecciano E sentimenti leggeri volano in alto. C'è una casa che sfida il mare, Il cielo grigio, Il vento che sbatte. Ma nulla sembra la possa turbare. C'è una casa che entra in un sogno, Con una colazione sul balcone di fronte al mare  E sdraio a righe per parlare. È solo un sogno,  Ma è come se fosse reale. La mia casa È il tuo cuore, Dove mi sento accolta e amata. Le difese cadono e nuda resta la mia anima.

Dolore

Il dolore non ha forma ma riempie tutti gli spazi che trova dentro e fuori di me. Sono le lacrime che non so fermare, il mio cuore accartocciato e i muscoli che si appesantiscono e non mi reggono in piedi. Il dolore non ha colore. Non riesco ad associarlo a una tonalità precisa come il nero, il rosso, il blu né ad una sfumatura indefinita. È invisibile. Un niente torbido e vischioso che ti avvolge e non fa respirare. Il dolore non è qualcosa di materiale, che puoi toccare. Ma quando arriva ti fa un male cane, come se fosse una lama che ti taglia e fa sanguinare. Il dolore è muto, ma mi urla dentro disperatamente senza che nessuno lo possa ascoltare. Il dolore non ha misura perché nessuno potrà mai capire né tanto meno sapere quanto sia profondo quello che io realmente posso provare. Il mio grande dolore sei TU papà, che sei andato via in silenzio senza dirmi nulla, lasciandomi questo grande vuoto dentro che niente e nessuno potrà colmare MAI. A.