Passa ai contenuti principali

Vabbuò...

Quando poco più di 10  giorni fa ti ho chiamata mi sono sentita sollevata.
Primo perché finalmente ero riuscita a prendere il telefono e fare quella benedetta telefonata. E poi perché  sentendo la tua voce così calma, la stessa di sempre nonostante tutto, mi sono rincuorata.
E' strano, come quando una persona, che ti sta a cuore, sta molto male si scateni in noi quell'assurdo meccanismo di autodifesa dal dolore che ti impedisce di starle vicina e darle conforto. Se a questo aggiungiamo anche i 1.600 Km di distanza la cosa diventa ancora più  complicata...
Da quando avevo saputo che ti avevano dispensato da ogni terapia ho pensato che avrei voluto chiamarti ma più ci pensavo più passavano i giorni e più mi tormentavo al pensiero del per quanto tempo avrei avuto ancora la possibilità di potere alzare il telefono e parlarti.
Poi finalmente l'ho fatto, senza pensare troppo a quello che ci saremmo dette ed è stata la cosa più naturale del mondo. Due cugine che parlavano di tutto e di niente, come sempre. Come se tutto fosse normale.
Ma purtroppo non lo era ed entrambe lo sapevamo...
Ci siamo salutate senza un "ci sentiamo presto" o altre solite frasi che si dicono per chiudere una chiamata.
Semplicemente con un "Vabbuò..." e tanti, infiniti puntini di sospensione.

Oggi non ci sei più, te ne sei andata come se ti fossi addormentata, mi hanno riferito, lasciando un profondo dolore nel cuore di tutti e tanti perché.
Dicono che Dio ha un disegno per ognuno di noi. Te l'ho scritto qualche giorno fa sulla tua bacheca più per rabbia che per  altri sentimenti.
Evidentemente mentre faceva il tuo gli si sarà spezzata la punta della matita e l'ha interrotto così senza un motivo. Probabilmente distratto da tutti i disastri che stiamo combinando in questo mondo.
Non trovo altra spiegazione alla tua sofferenza e di quelli che ti stanno vicini, Paoletta mia, e questo mi sembra ingiusto.
L'unica cosa che mi consola è il fatto che hai smesso di soffrire per il resto non ci sono parole, ma rimane solo un silenzio pesante.
Se penso a te adesso, ti immagino come Kate Hudson nell'ultima scena del film "Il mio angolo di Paradiso".
Non so se sei riuscita a realizzare i desideri che ti stavano più a cuore, ma di sicuro sei lì di nuovo sorridente e bella a osservare tutti da lontano ballando e sorseggiando uno spumantino in compagnia della zia.
Ciao Tesora.

A.

Commenti

Post popolari in questo blog

Dolore

Il dolore non ha forma ma riempie tutti gli spazi che trova dentro e fuori di me. Sono le lacrime che non so fermare, il mio cuore accartocciato e i muscoli che si appesantiscono e non mi reggono in piedi. Il dolore non ha colore. Non riesco ad associarlo a una tonalità precisa come il nero, il rosso, il blu né ad una sfumatura indefinita. È invisibile. Un niente torbido e vischioso che ti avvolge e non fa respirare. Il dolore non è qualcosa di materiale, che puoi toccare. Ma quando arriva ti fa un male cane, come se fosse una lama che ti taglia e fa sanguinare. Il dolore è muto, ma mi urla dentro disperatamente senza che nessuno lo possa ascoltare. Il dolore non ha misura perché nessuno potrà mai capire né tanto meno sapere quanto sia profondo quello che io realmente posso provare. Il mio grande dolore sei TU papà, che sei andato via in silenzio senza dirmi nulla, lasciandomi questo grande vuoto dentro che niente e nessuno potrà colmare MAI. A.

Capelli al vento

Tempo per me. Di distacco. Di riflessioni. Tempo di parole belle. Di musica in sottofondo. Di girasoli. Capelli al vento. E tanto blu. *Grazie @juste_1_regard per la bellissima foto❤️

Felicità

Una frase di Gibran che, lessi da ragazza e non ho mai dimenticato diceva che la felicità è nelle cose, la gioia in noi. Leggendola davo più importanza alla gioia perché è uno stato d'animo insito in noi. La felicità invece era legata a qualcosa da possedere. In realtà non mi sono mai accontentata. E così mi sono ritrovata ad inseguire sempre la felicità. Provando in me un senso di irrequietezza perenne che non si quietava se non nel momento in cui non ottenevo ciò che realmente desideravo. Adesso che sono adulta, mi ritrovo a pensare alla felicità e al significato che le ho attribuito negli anni. A come sono cambiata io e a come interpreto oggi questo concetto. Mi accorgo come il senso di felicità non è più nell'avere un oggetto ma nell'avere accanto quello che il mio cuore ha sempre cercato disperatamente e ha finalmente trovato. È un concerto di anime che vibrano, di mani che si sfiorano e stringono, di sguardi rubati al buio e di occhi che si illuminano quando si incroc...