Passa ai contenuti principali

Tra Santi e Moschee

La Nana quest'anno farà la Prima Comunione e tutti i venerdì ormai è diventato un appuntamento fisso per Antea accompagnarla al catechismo, che peraltro si è rivelato uno e forse l'unico luogo in cui può rilassarsi per un paio d'ore in compagnia delle altre mamme, con l'unica preoccupazione di buttare ogni tanto l'occhio sulla Micronana mentre gioca con gli altri bambini.
Questo venerdì mentre Antea, Nana e Micronana erano in macchina per recarsi all'oratorio, le è arrivato un messaggio vocale, dal tono apparentemente  ironico e allegro, al gruppo Catechismo su WhatsApp i cui effetti tuttavia sono stati identici a quelli scatenati da Malefica quando ha gettato il maleficio sulla povera e innocente Aurora nella favola della Bella Addormentata.
"Buonasera mamme...questo messaggio non è per voi ma per i vostri mariti. Se domenica non vengono anche loro a Messa, la Comunione dei vostri figli potete fargliela fare alla Moschea! Grazie per l'attenzione il vostro Parroco".

Stamattina Antea si è svegliata presto con l'idea di farsi uno shampoo e magari una doccia senza rischiare di dovere essere chiamata per l'allarme cacca-pipì della Micronana o per altre quotidiane emergenze familiari.
Alle 8 si sveglia la piccola che con la vocina ancora fatta di sonno la chiama dalla cameretta con il suo "mamma veni?"
Alle 9 sveglia la Nana, esortandola a prepararsi per andare a Messa. Ed è stato esattamente questo il momento in cui l'innocuo messaggio ha scatenato i suoi effetti...
"Papà... Papààà dai svegliati! Oggi devi venirci pure tu in Chiesa altrimenti Padre R. mi fa fare la Comunione alla Moschea!".
Ebbene, questa domenica la Messa era particolarmente affollata.
Sotto lo sguardo, tra il compiaciuto e beffardo, del Parroco, in fondo alla Chiesa si sono presentati i papà dei bambini del secondo anno di catechesi.
Tutti svegliati di soprassalto da bambini e mamme fortemente affetti da ansia da moschea.
Tutti con l'espressione di chi avrebbe preferito restare un'ora in più a dormire, ma in fondo in fondo orgogliosi di avere scongiurato la temuta maledizione per i loro figli.





Commenti

  1. Tutto vero! Ma tentare di restare a dormire con la nana che ti urla, ti scopre e ti spinge sarebbe stato inutile.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Dolore

Il dolore non ha forma ma riempie tutti gli spazi che trova dentro e fuori di me. Sono le lacrime che non so fermare, il mio cuore accartocciato e i muscoli che si appesantiscono e non mi reggono in piedi. Il dolore non ha colore. Non riesco ad associarlo a una tonalità precisa come il nero, il rosso, il blu né ad una sfumatura indefinita. È invisibile. Un niente torbido e vischioso che ti avvolge e non fa respirare. Il dolore non è qualcosa di materiale, che puoi toccare. Ma quando arriva ti fa un male cane, come se fosse una lama che ti taglia e fa sanguinare. Il dolore è muto, ma mi urla dentro disperatamente senza che nessuno lo possa ascoltare. Il dolore non ha misura perché nessuno potrà mai capire né tanto meno sapere quanto sia profondo quello che io realmente posso provare. Il mio grande dolore sei TU papà, che sei andato via in silenzio senza dirmi nulla, lasciandomi questo grande vuoto dentro che niente e nessuno potrà colmare MAI. A.

Capelli al vento

Tempo per me. Di distacco. Di riflessioni. Tempo di parole belle. Di musica in sottofondo. Di girasoli. Capelli al vento. E tanto blu. *Grazie @juste_1_regard per la bellissima foto❤️

Felicità

Una frase di Gibran che, lessi da ragazza e non ho mai dimenticato diceva che la felicità è nelle cose, la gioia in noi. Leggendola davo più importanza alla gioia perché è uno stato d'animo insito in noi. La felicità invece era legata a qualcosa da possedere. In realtà non mi sono mai accontentata. E così mi sono ritrovata ad inseguire sempre la felicità. Provando in me un senso di irrequietezza perenne che non si quietava se non nel momento in cui non ottenevo ciò che realmente desideravo. Adesso che sono adulta, mi ritrovo a pensare alla felicità e al significato che le ho attribuito negli anni. A come sono cambiata io e a come interpreto oggi questo concetto. Mi accorgo come il senso di felicità non è più nell'avere un oggetto ma nell'avere accanto quello che il mio cuore ha sempre cercato disperatamente e ha finalmente trovato. È un concerto di anime che vibrano, di mani che si sfiorano e stringono, di sguardi rubati al buio e di occhi che si illuminano quando si incroc...